EDITORIALE

Banche e Npl, cresce la fiducia ma serve tempo

di Eugenio Tangerini

Il paziente non è ancora guarito, ma la fase acuta della malattia sembra superata. Fuor di metafora, la ripresa dell’economia si sta riflettendo sugli indicatori della qualità del credito, che continuano a migliorare. La conferma autorevole viene dal Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, intervenuto poche settimane fa a Modena al congresso dell’Assiom Forex. 

Il flusso di nuovi prestiti deteriorati – ha spiegato – è sceso nel 2016 sui livelli più bassi dal 2008, mentre dalla fine del 2015 ha anche iniziato a ridursi, sebbene gradualmente, la loro consistenza. C’è da essere fiduciosi, dunque, anche se il problema non è risolto. Il fardello dei non performing loans continua a pesare sui bilanci e nel 2017 servirà un impegno deciso su questo fronte. Ma le banche italiane, a lungo descritte come pecore nere a livello europeo, non sono all’anno zero, anzi. A parte i casi critici eclatanti, cui si sta ponendo rimedio anche con l’intervento pubblico, molti Istituti hanno dimostrato di saper affrontare il tema del credito problematico con un’azione a largo raggio: dall’aumento rigoroso delle coperture alla nascita di strutture interne

per gestire in modo attivo le sofferenze (recuperando così valore per gli azionisti) e alla messa in cantiere di piani di cessione che non prevedano vinti né vincitori, ma un’equa valutazione delle posizioni, per non penalizzare l’attività di credito a tutto vantaggio di quella speculativa.

Del resto, come osserva il Governatore, “gran parte delle sofferenze fa capo a banche in buone condizioni finanziarie, che non hanno necessità di cederle immediatamente sul mercato”. E quindi la combinazione migliore tra gestione interna e cessione deve essere valutata caso per caso, considerando fra l’altro che i prezzi, in un mercato a dir poco asfittico, riflettono oggi i tassi di rendimento molto alti richiesti da acquirenti che lo stesso Visco definisce “oligopolistici”.

Solo che per trovare questa opportuna combinazione servono tempo e flessibilità, mentre la cessione massiccia e immediata di Npl rischia di distruggere ricchezza, danneggiando in primo luogo proprio gli azionisti delle banche. C’è da augurarsi, guardando all’Europa e alle sue Istituzioni, che prevalga un approccio graduale e di buon senso. Anche perché, se è vero che il rischio di credito è un problema, non è meno vero che il sistema bancario del vecchio Continente soffre anche per altre questioni irrisolte. Una fra tutte: la proliferazione, nei bilanci delle grandi banche di investimento del Nord Europa, di titoli complessi e poco trasparenti (i cosiddetti derivati di livello 3) per i quali è molto difficile stabilire un prezzo. 

Una situazione che, considerando i rischi potenziali molto alti, esige al più presto un intervento normativo.